Bari – Un fronte compatto e trasversale per dire basta ai ritardi della programmazione sanitaria e per pretendere garanzie sul futuro dell’assistenza di prossimità in Puglia. Le organizzazioni sindacali della medicina generale, della pediatria di libera scelta, dei medici specialisti convenzionati e dei laboratori di analisi accreditati hanno stretto un’alleanza unitaria per accendere i riflettori su una situazione ormai insostenibile che rischia di paralizzare le risposte di cura ai cittadini e far crollare la tenuta dell’intero sistema territoriale.
In vista dell’appuntamento del 26 ottobre, le sigle sindacali chiedono un confronto immediato al Presidente della Regione Puglia per ottenere impegni precisi e risolutivi, riservandosi di mettere in campo nuove e più incisive iniziative di protesta qualora le istanze avanzate non trovino riscontro. La preoccupazione principale gravita attorno al rifinanziamento dell’Accordo Integrativo Regionale della medicina generale, in scadenza il 31 dicembre 2026. Senza una certezza economica e contrattuale sul rinnovo dell’AIR, si prefigura una vera e propria emergenza occupazionale: sono infatti a rischio circa 2.000 collaboratori di studio e oltre 700 infermieri che oggi affiancano i medici di famiglia nel lavoro quotidiano di assistenza e gestione del pubblico.
A farsi portavoce del disagio corale è Antonio De Maria a nome dell’Intersindacale, il quale sottolinea come l’assenza di una reale programmazione e il mancato rinnovo dell’accordo produrrebbero conseguenze drammatiche direttamente sulla pelle dei pazienti, privandoli del personale di front-office e del prezioso supporto infermieristico all’interno degli studi medici. Un quadro che penalizza la tranquillità operativa dei professionisti ed erode le risorse destinate alla presa in carico delle cronicità.
Le criticità denunciate si estendono all’intero comparto dell’assistenza territoriale. Il mancato accordo per i medici ad attività oraria sta portando la continuità assistenziale alla paralisi, determinando la chiusura progressiva di diverse sedi e bloccando sul nascere l’attivazione degli ambulatori dedicati ai malati cronici nelle nuove Case di Comunità. Non meno drastica appare la situazione dell’emergenza-urgenza: le intese sul 118 sono state stravolte da una delibera regionale che rischia di incentivare l’abbandono dei pochi medici rimasti in servizio, con pesanti ripercussioni sulla sicurezza dei soccorsi.
A fare da sfondo alle rimostranze dei sindacati c’è infine il ritardo nella pubblicazione delle zone carenti, atto dovuto già dall’inizio dell’estate e la cui omissione sta lasciando centinaia di migliaia di cittadini senza un medico di base di riferimento. Dietro questo susseguirsi di rinvii e decisioni calate dall’alto, le organizzazioni di categoria intravedono una mera strategia di taglio della spesa pubblica a scapito dei servizi. L’appuntamento del 26 ottobre viene dunque indicato come l’ultima chiamata utile per avviare una programmazione seria, condivisa ed efficace che restituisca dignità e centralità alla medicina del territorio.



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