Salute mentale e migrazione, un tema di grande attualità. La migrazione, infatti, è un fattore di rischio importante per la salute mentale a causa di traumi vissuti prima, durante e dopo il viaggio. Se ne discuterà martedì 6 ottobre, alle ore 9:30, a Lecce all’ex Convitto Palmieri, in occasione del workshop su migrazione e salute mentale “Come la precarietà può influenzare lo stato psicologico delle persone”.
Un evento organizzato da Arci Lecce Solidarietà. Dopo i saluti di Anna Caputo, presidente Arci Lecce Solidarietà e di Fabio Tarantino, presidente Provincia di Lecce, si apriranno i lavori, dedicati a coloro che lavorano nei progetti di seconda accoglienza e vedrà la partecipazione di: Serafino De Giorgi, direttore dipartimento salute mentale Asl Lecce; Annalisa Antonucci, psicoterapeuta ed etnoclinica; Marco D’Antonio, avvocato immigrazionista; Saifeddine Maaroufi, mediatore culturale; Leonardo Palmisano, scrittore e sociologo. Modera Mauro Versienti, responsabile cultura Arci Lecce Solidarietà.
Verrà rilasciato attestato di partecipazione.
Serafino De Giorgi, direttore dipartimento salute mentale Asl Lecce, introduce il tema sotto il profilo medico: “la comunità scientifica internazionale ha posto al centro dell’interesse e delle progettualità operative i determinanti sociali della salute (e della malattia) mentale – dichiara De Giorgi – migrazioni, esperienze psico traumatiche vissute o subite nel percorso migratorio, criticità nell’accoglienza, precarietà esistenziale negli approdi, isolamento socio-relazionale, sono rilevanti fattori di rischio per la salute mentale di tutte le persone, a maggior ragione per coloro che già vivono una oggettiva condizione di svantaggio”. L’avvocato immigrazionista Marco D’Antonio pone l’accento anche sotto il profilo giuridico: “spesso si associa la salute mentale del migrante solo al trauma del viaggio o del paese d’origine. Come giuristi, dobbiamo denunciare il trauma secondario o istituzionale: quello causato dallo Stato ospitante – afferma D’Antonio – la burocrazia non è solo una sequenza di timbri; per un cittadino straniero, la burocrazia determina l’esistere o il non esistere. L’attesa indefinita, l’arbitrarietà delle prassi e l’invisibilità giuridica agiscono come potenti fattori di destabilizzazione psichica, generando ansia cronica, depressione e perdita di controllo sulla propria vita”. Sono alcuni degli spunti che verranno trattati durante i lavori del workshop.


